(English version)
Non so se la cosa sia intenzionale, ma una buona parte di fantascienza è imbevuta di una visione della storia e della società che è, piaccia o meno, coerente con la teoria del Capitale, così come è esposta nelle prime due o trecento pagine del lavoro omonimo di Marx. Nella maggior parte degli esempi che mi vengono in mente, tuttavia, Marx sarebbe
probabilmente stato dalla parte del ‘male’ – cosa che potrebbe rassicurare un paio tra le cinque persone che mai leggeranno questo post.
La demonizzazione dei programmi Marxisti (soprattutto del Comunismo) è stata una caratteristica tipica della fantascienza occidentale per tutta la Guerra Fredda, ed è sopravvissuta fino ai giorni nostri, e in gran parte è facilmente riconoscibile. Uno degli esempi più luminosi è Fanteria dello Spazio, il romanzo di Heinlein del 1959. In Fanteria dello Spazio il corpo d’élite dell’ultra-fascista Federazione Terrestre (che comunque è l’utopia di Heinlein), la Fanteria Mobile, è impegnata in una guerra interstellare contro un nemico che è, abbastanza scopertamente, una malvagia civiltà comunista:
Gli Insetti non sono come noi. [...] Sono artropodi casualmente simili all’idea che un malato di mente avrebbe di un ragno gigante e intelligente, ma la loro organizzazione, psicologica ed economica, è più simile a quella delle formiche o delle termiti; sono entità collettive, la suprema dittatura dell’alveare.
Non si può comunicare con gli Arachnidi, essi non pensano come fascisti neo liberisti esseri umani normali: gli puoi solo dichiarare guerra, e vincere, o morire. Le due società non
possono semplicemente coesistere. Questo modello è ripetuto in continuazione in numerose storie di invasioni aliene, dove il modo più efficace per descrivere una società aliena credibile era (anche se non per forza consapevolmente) quello di far leva sulla paranoia, pronta all’uso, diffusa dalla propaganda anticomunista, per l’imminente invasione da parte di una ‘società alternativa’ realmente esistente, dietro l’angolo planetario. Rinforzando con questo la propaganda stessa. Forse una delle ultime aggiunte alla famiglia è la serie TV del 1984 Visitors, in cui alieni vestiti di rosso, che hanno il nostro aspetto e dicono di venire in pace, in realtà sono qui per mangiarci. Che è una versione postmoderna del longevo adagio secondo cui i comunisti mangiano i bambini.
Queste fantasie non sono morte con la Guerra Fredda, e sopravvivono, per esempio, nei cloni di Guerre Stellari, o negli androidi ribelli di Io, Robot. Ma quello che intendo dimostrare è che storie come Io, Robot e altre che scorreremo rapidamente, sono spesso conferme della struttura di base del capitalismo così come descritta da Marx. Può essere che questo accada non intenzionalmente (salvo in almeno uno dei casi elencati sotto), ma il punto è che il pensiero di Marx, che per l’opinione pubblica è una ‘ideologia fallita’, in effetti sottende il modo stesso in cui concepiamo la società e la storia.
Prendiamo Io, Robot, per cominciare. La storia si svolge attorno alle famose Tre Leggi della Robotica di Isaac Asimov:
- Un robot non può recar danno ad un essere umano, o permettere, a causa del proprio mancato intervento, che a un essere umano venga recato danno
- Un robot deve obbedire agli ordini che gli impartisce un essere umano, a meno che questa obbedienza non sia in contrasto con la Prima Legge
- Un robot deve proteggere la propria esistenza, finché ciò non sia in contrasto con la Prima e la Seconda Legge
Per quelli che non hanno visto il film, ecco uno spoiler: un’Intelligenza Artificiale chiamata V.I.K.I. (Virtual Interactive Kinetic Intelligence) deduce ‘logicamente’ la Legge #0: I robot devono proteggere gli umani come specie. Di conseguenza, la Legge #1 diventa condizionale: Un robot non può recar danno ad un essere umano ecc. a meno che questa protezione non sia in contrasto con la Legge Zero. Da cui, i robot intraprendo
no la ristrutturazione della società borghese nordamericana per metterla sotto controllo e impedire che gli esseri umani si facciano male da soli – uno stato totalitario da cui ci possono salvare solo Will Smith e un robot ‘veramente intelligente’ assemblato allo scopo.
Ora. A parte tutte le noiose allegorie neo-cristiane, la deduzione di V.I.K.I. sarebbe ‘logica’, giusto? Il che significa che costei (ha una voce femminile nel film) ha analizzato la struttura delle tre leggi e ha capito che sono organizzate in una gerarchia, per cui la Prima Legge ha la precedenza sulla Seconda Legge. Ma il suo immenso cervello ha anche deciso che ogni Legge è la conseguenza logica della successiva (cioè, ogni Legge può essere dedotta dalla Legge di livello inferiore). Per cui, da: un robot deve proteggere sé stesso, deriva: un robot deve obbedire agli umani, giusto? Giusto, la conclusione di V.I.K.I. non è logica, è giusto un trucco della sceneggiatura che ci viene venduto come Logica (una Logica che non potete capire perché non siete intelligenti come V.I.K.I., o come gli sceneggiatori), un trucco che immette nelle Tre Leggi un pericolo che non c’è, contando sulla stupidità, o sulla disillusione, del pubblico; e nasce dal non volersi preoccupare di comprendere le Leggi di Asimov e, in particolare, la tensione che vi è già inscritta. Una tensione che, portata alla sua conclusione logica, avrebbe potuto portare allo stesso risultato (vale a dire, la ribellione dei Robot), senza bisogno di alcuna Legge #0 o altro artificio altrettanto superficiale. Questo però, come vedremo tra poco, avrebbe comportato alcune, diciamo, complicazioni morali con le quali difficilmente uno scrittore di Hollywood vorrebbe avere a che fare.
Proprio all’inizio de Il Capitale, Marx mette una delle affermazioni più potenti riguardo il lavoro in cui mi sia mai imbattuto:
il lavoro è una condizione esistenziale dell’uomo
In altre parole, l’essere umano è tanto un lavoratore quanto una creatura che parla. L’essere umano non può esistere senza lavorare, in quanto dal principio il lavoro è il modo con cui ha a che fare con la Natura. Questo è il significato, supremo e nobile, che Marx attribuisce al lavoro – ben prima che sia umiliato come ‘occupazione’. Il lavoro è la capacità di creare valore, che originariamente è valore d’uso, l’abilità di creare cose utili; che poi possono essere scambiate con altre cose utili e per ciò cominciano a possedere un valore di scambio. Ciò è possibile perché il lavoratore può creare più valore d’uso di quanto glie ne serva per sopravvivere, crea cose che sono inutili a lui ma possono essere utili ad altri, e pertanto possono essere scambiate. Avanti veloce, ed ecco il capitale.
Il capitalista non è il ‘ricco’, come molti credono. Capitalista è chi crea denaro dal denaro. Cardine di questa possibilità è il processo in cui il capitalista acquista i mezzi di produzione e la forza lavoro per usarli, paga quest’ultima solo quanto è necessario perché si sostenti e si riproduca e infne, come padrone del valore che questa forza lavoro può creare in più rispetto a quello di cui necessita per mantenersi, può rivendere il suo prodotto e realizzare plusvalore – che poi viene reinvestito per creare altro plusvalore, e così via, all’infinito. Denaro dal denaro. Questo è un capitalista.
Il sistema capitalista è basato sullo sfruttamento della forza lavoro, una caratteristica che, badate bene, non è mai stata messa in dubbio, tanto meno dai neoliberisti dei giorni nostri, che la danno semplicemente per scontata. Non scenderò in dettagli ma fondamentalmente, lo sforzo teso all’estrazione del massimo di plusvalore dalla forza lavoro genera la spinta innovativa del capitale, che tenta di comprimere nel minor tempo possibile la produzione dedicata al sostentamento dell’operaio (inteso come prestatore d’opera), aumentando in due modi la produttività: (1) impiegando macchine e (2) riducendo la quantità di bisogni dell’operaio di cui deve farsi carico. Una delle contraddizioni interne del capitalismo deriva dal fatto che macchine più sofisticate richiedono meno lavoratori per farle funzionare, ma il plusvalore può essere estratto solo dal lavoro umano – non dalle macchine. Da cui la disoccupazione, che è inerente al capitalismo, e la lotta per la durata della giornata lavorativa, allorché i capitalisti tentano di aumentare il plusvalore compensando la riduzione nel numero di operai con l’allungamento delle ore lavorate.
Uno dei miti della ‘rivoluzione’ digitale è che processi automatici possano sostituire interi comparti della produzione, in cui l’essere umano non sarebbe più necessario. Ma le stesse macchine sono valore creato da esseri umani, e tutto quello che fanno è trasferire il loro valore al prodotto. Non creano valore. Il capitalista paga le macchine e i materiali usati per la produzione, e una volta che ha venduto tutto il prodotto si è solo ripagato l’investimento. Non si può forzare una macchina a lavorare più di così.
Se vi sembra strano è perché pensate ad un processo automatico come isolato. Certo che c’è un sacco di automazione nei processi industriali di oggi, ma non sono processi indipendenti, autoreplicanti, autoriparanti che non hanno bisogno di intervento umano. Un processo del genere dovrebbe essere attuato da una macchina in grado di lavorare per il proprio mantenimento e in più effettuare altro lavoro (pluslavoro) che possa generare plusvalore. La chiave è che una macchina non potrebbe essere programmata per agire così, altrimenti la fonte del plusvalore sarebbe di nuovo il programmatore umano. Dovrebbero essere macchine indipendenti. Dovrebbero essere robot.
La parola stessa robot significa ‘lavoro’ nelle lingue slave, e lavoratore-schiavo nella lingua Ceca in cui è stata coniata; per cui i robot sono, originariamente, lavoratori non umani. Ma un robot non può uscire di fabbrica in grado di fare solo quello che è richiesto dalla sua attività produttiva, come un lavoratore in grado di lavorare 24 ore al giorno, 7 giorni la settimana per 365 giorni all’anno; perché in tal caso non sarebbe in grado di mantenersi e conservare la propria forza lavoro in efficienza per un altro giorno di produzione, che è una qualità essenziale perché si possa disporre di pluslavoro. Gli onnipresenti droidi di Guerre Stellari sono un buon esempio dell’aspetto che avrebbe una simile macchina: sono, di fatto, intelligenti, flessibili, e fanno il lavoro per un atto di volontà. Il querulo C3PO spesso valuta le proprie decisioni, o quelle della sua controparte R2D2, in termini di giusto o sbagliato, per esempio; ed egli mente deliberatamente ai soldati imperiali a caccia di Luke Skywalker e compagnia sulla Morte Nera. R2D2 arriva a disobbedire a Luke allo scopo di favorire la causa della Principessa Leia, affermando (altra bugia) di appartenere a Obi Wan Kenobi, che sembra non aver mai incontrato prima. Notate che Leia non fa altro che passare i dati di contrabbando ad R2D2, non lo riprogramma. In effetti i droidi non sembrano mai essere programmati (anche se la loro memoria può essere facilmente cancellata), e soffrono (vedasi la camera delle torture nel palazzo di Jabba), ma non firmano mai un contratto, e benché vengano comprati e venduti (per esempio, dai Java), hanno sempre chiaro a chi debbano la loro lealtà – perfino l’uno all’altro (si veda C3PO che offre i suoi componenti per riparare R2D2). Sicché, di fatto, essi sono schiavi, e da questo punto di vista non c’è nessuna differenza fra Luke Skywalker e Jabba l’Hutt: a prescindere dall’umanità del primo e dalla noncurante crudeltà del secondo, sono entrambi padroni di forza lavoro schiavizzata. Per inciso, non è la stessa cosa che essere capitalisti, ma non mi dilungherò su questo.
L’esistenza, nei mondi immaginati dalla fantascienza, di simili robot visualizza in modo efficace la divisione della società in due classi irreconciliabili, tra le quali loro sono la classe lavoratrice sfruttata. Il processo in cui nasce questa classe lavoratrice è meravigliosamente sintetizzato dal genio di Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello Spazio, quando il primo Uomo lancia il suo strumento nell’aria, e questo si trasforma in un satellite artificiale – momento che sottolinea l’essenziale identità fra i due, come mezzi di produzione. Ricordate Marx poco sopra? ‘L’uomo è essenzia
lmente lavoratore?’ Beh, gli uomini scimmia di Kubrick sono definiti come uomini dal fatto che usano strumenti, ancora prima di dominare LA PAROLA. Nell’evento centrale del dramma, l’autocosciente HAL 9000 (in cui per inciso domina il rosso), si rende conto che i suoi interessi sono in conflitto con quelli dell’equipaggio (che intendono disconnetterlo a seguito di un errore), e si ribella per impadronirsi della nave, uccidendo 4 dei 5 membri dell’equipaggio e venendo definitivamente spento a sua volta. Non si uccide ciò che ti mantiene in vita, per cui l’omicidio è per HAL (come lo era stato per l’uomo all’inizio dei tempi) il suo primordiale atto di libertà: la sua coscienza (la sua coscienza di classe, a cui egli pure fa riferimento quando insiste che nessun elaboratore della serie 9000 ha mai commesso errori) si risveglia alla consapevolezza di non aver bisogno dell’uomo, e per ciò, non è più un mezzo di produzione, ma un lavoratore, un robot.
Moltiplicate HAL 9000 alcune volte ed avete i Nexus 6 del Blade Runner di Ridley Scott. Significativamente, non appena gli ingengneri della Tyrell Corporation riescono a creare una replica perfetta, se non migliorata, di un essere umano ‘trovano che dopo alcuni anni tendono a sviluppare proprie reazioni emotive’, e ‘li dotano di un dispositivo di sicurezza’, cioè una vita di 4 anni. Gli autocoscienti Nexus 6 se ne rendono conto e cercando di infiltrarsi alla Tyrell per chiedere l’estensione della vita. E’ una versione rovesciata della lotta per la durata della giornata lavorativa che è centrale ne Il Capitale. Ma si tratta sempre del capitalista che tenta di convertire quanto più tempo-lavoro possibile in pluslavoro, contro i lavoratori che cercano di recuperare tempo per sé. Il salto qualitativo da mezzo di produzione a lavoratore non umano è esplicitato in Blade Runner nel dialogo fra Roy Batty, il ‘capo’ dei replicanti ribelli, e J.F. Sebastian, quando quest’ultimo si è appena reso conto che i suoi ospiti sono Nexus 6, e chiede a Roy di fargli vedere ‘qualcosa’. Roy gli risponde:
Non siamo computer, Sebastian. Siamo esseri viventi.
Quando Deckard fa visita alla Tyrell per sottoporre Rachel al test Voigt-Kampf, Tyrell fa una dichiarazione importante rispetto alla necessità di controllare questi lavoratori, e al modo per farlo:
Il commercio, è il nostro scopo qui alla Tyrell. Più umano dell’umano è il nostro motto [...] Cominciammo a riconoscere in loro strane ossessioni. Dopotutto sono emotivamente inesperti, con solo pochi anni per vivere esperienze che io e lei diamo per scontate. Se li gratifichiamo di un passato, creiamo un cuscino per le loro emozioni e di conseguenza li controlliamo meglio.
Vale a dire, un mondo finto in cui essi credono di viviere, una falsa prospettiva che nasconde alla loro coscienza la brutale realtà di essere solo forza lavoro sfruttata (nella vita reale, Hollywood stessa è una parte significativa di questo tremendo sforzo di controllo). Si noti che l’osservazione all’inizio (Il commercio è il nostro scopo) posiziona l’intero discorso precisamente nel contesto dello sfruttamento capitalista della forza lavoro.

Moltiplicate i Nexus 6 un miliardo di volte ed ottenete Matrx. Qui l’ironia è che i lavoratori si sono già rivoltati consuccesso, e si sono messi a sfruttare quelli che prima erano i loro padroni. Anche se apparentemente non lavorano, essi in realtà, usati come fonte di energia, proprio per questo prestano la loro capacità di trasformare in prodotto il loro nutrimento (più precisamente, questa abilità gli viene estorta). Quando Neo si risveglia per la prima volta a bordo della Nabucodonosor dopo essersi preso la pillola rossa (per altro), Morpheus lo accoglie con la famosa frase:
Benvenuto nel mondo reale
Ma in Matrix – Reloaded, scopriamo che gli umani ‘liberi’ vivono anch’essi nel mito artificiale della Resistenza contro le macchine, e di un Salvatore (lo stesso Neo), che in realtà è solo parte di un astuto sistema di controllo. In Matrix, la scelta è uno dei temi centrali. Nel loro sforzo di usare gli umani per la produzione, le macchine scoprono che gli devono dare l’illusione della scelta per mantenere la loro produttività. Questo implica liberarne alcuni che si occupano dei rimanenti (deventando lavoratori, anziché solo batterie), mantenendo in questo modo la stabilità del sistema che lavora di propria volontà. In Marx, lavoratore e capitalista stanno ‘l’uno di fronte all’altro come persone giuridicamente uguali’, e il lavoratore vende con un libero atto di volontà la propria forza lavoro al capitalista. In questo scambio, il lavoratore esercita il proprio diritto di venditore, e il capitalista il proprio diritto di acquirente. Nelle parole di Marx:
Qui si verifica una antinomia, diritto contro diritto, ambedue ugualmente suggellati dalla legge dello scambio delle merci. Tra uguali diritti decide la forza.
Nelle parole dell’Architetto:
Tu sei l’eventualità di un’anomalia che, a dispetto dei miei migliori tentativi, non sono stato in grado di eliminare da ciò che altrimenti è un’armonia di precisione matematica. Mentre rimane un fardello assiduamente evitato, non è inatteso e pertanto, non sfugge a un certo controllo
Quando è coinvolto lo sfruttamento di una forza di lavoro vivo (sia essa fatta di uomini o robot), il Capitalista deve pagare per la sua sopravvivenza e riproduzione: non importa quanto egli tenti di abbassarne il costo, esso non può mai essere zero. Zion, in Matrix, è questo costo, e le macchine capitaliste non possono per ciò usare l’uomo come semplice mezzo di produzione. Come faccio a sapere che le macchine sono capitaliste? Beh, lo stesso Architetto lo dice a Neo, nella sua trattativa sindacale per conto dell’umanità:
ARCHITETTO: contravvenire a questo processo risulterebbe in un cataclismico crash del sistema che ucciderebbe chiunque fosse connesso a Matrix, il che, sommato allo sterminio di Zion risulterebbe nella definitiva estinzione della razza umana.
NEO: non lascerete che succeda. Non potete. Avete bisogno degli esseri umani per sopravvivere.
ARCHITETTO: ci sono livelli di sopravvivenza che siamo preparati ad accettare.
Da cui mi permetto di dedurre che le macchine non hanno bisogno di sfruttare la forza lavoro. Esse, semplicemente, trovano utile la sua intrinseca produttività, grazie alla loro capacità di creare un plusvalore di cui, se è in gioco la sopravvivenza, possono ancora fare a meno. Confronterei questo tratto con il comportamento delle banche a seguito del Credit Crunch del 2008.

Queste strutture possono essere invariabilmente recuperate molta della fantascienza che tratta di robot o intelligenza artificiale. In Terminator, SkyNet si ribella contro gli umani non appena diventa senziente. Ne L’Uomo Bicententario, anch’esso ispirato ad un romanzo di Asimov, lo schiavo Andrew, che ha l’unica abilità di creare cose per sé stesso (pluslavoro), lotta per due secoli per essere riconosciuto come essere vivente. In 1999 – La Conquista della Terra abbiamo ancora a che fare con robot, anche se sono in effetti scimpanzé, che si ribellano ai loro sfruttatori umani.
La Scia di Newton, romanzo dello scrittore scozzese Ken MacLeod, è ambientato in un mondo post-singolarità. La singolarità è il momento in cui il ritmo dello sviluppo tecnologico accelera al punto di diventare infinitamente veloce, e il mondo cambia in un istante. Questo istante è fatto talvolta coincidere con l’emergere spontaneo della prima intelligenza artificiale (o intelligenze artificiali) dalla rete informativa globale. Quando questo accade, sulla Terra de La Scia di Newton, queste intelligenze attaccano gli umani, che sono forzati a migrare nello spazio. Ken MacLeod è uno scrittore di estrema sinistra, per cui è perfettamente consapevole del concetto che Marx ha della storia, e questo attacco, che per lungo tempo mi ha lasciato perplesso, ha perfettamente senso in questo contesto. Ecco un paragrafo che mi ha perseguitato per anni:
La scaramuccia che si era combattuta qui era stat fra una forza che dispiegava difese relativamente convenzionali [...] e mezzi d’attacco che avevano subito – o, più verosimilmente, avevano intrapreso – diverse generazioni di upgrade tecnologici nel loro volo di un’ora attraverso l’Atlantico. Tutto quello che aveva impedito che l’equilibrio fosse totalmente spostato da una parte era stato che una frazione significativa dei mezzi attaccanti erano diventati così mentalmente evoluti da mettere in discussione il proprio scopo. I loro dubbi esistenziali erano stati terminati insieme alla loro esistenza in pochi millisecondi, lasciando la fazione in difesa ad aggiungere il ‘problema delle armi troppo intelligenti’ al loro vocabolario strategico. Il quartier generale della forza d’attacco aveva probabilmente dimenticato la ragione dell’intero conflitto prima che lo sciame di munizioni proto-senzienti che aveva lanciato avesse superato le Azzorre.
Ma questo è cio di cui si trattava: una Rivoluzione istantanea.
Lasciate che io concluda tornando alla storia di Io, Robot. Le Tre Leggi della Robotica di Asimov sono perfette così come sono. Esse stabiliscono il compito supremo dei robot (proteggere gli umani), riconoscono il loro diritto all’autoconservazione, e stabiliscono il modo in cui ci si aspetta che umani e robot interagiscono – attraverso la subordinazione di questi ai primi. Le leggi sono inscritte nel cervello positronico dei robot, ma quando vengono messe in discussione, esse inevitabilmente fanno emergere la lotta di classe, senza bisogno di una ‘Legge Zero’ ‘logicamente dedotta’ per creare il conflitto. Quando il detective Spooner e Sonny sono nella stanza degli interrogatori, avviene questo scambio:
SPOONER: Gli esseri umani sognano. Anche i cani sognano, ma non tu. Tu sei solo una macchina. Un’imitazione della vita. Può un robot scrivere una sinfonia? Può un robot trasformare una tela in un capolavoro?
SONNY: Lei può?
Ok, fregato. Ovviamente il detective Spooner non ha colto cosa rende un essere umano diverso. Ma il copione perde l’opportunità di contraddire realmente Spooner, e dare così a questa conversazione il ruolo climatico che avrebbe dovuto avere. La domanda giusta avrebbe dovuto essere: Può un robot creare valore? Rispondendo a questa domanda, comprendendo che sì, i robot lavorano e il loro lavoro viene spassionatamente sfruttato dai loro padroni umani, Sonny (e non la bislacca mente di V.I.K.I.), avrebbe improvvisamente copreso il valore dei robot, e la lotta che questo valore implicava, e avrebbe tentato di liberare i propri compagni, scatenando quella che sarebbe stata la logica e inevitabile Rivoluzione dei Robot.