Jan 012014
 
Controllo

In realtà, non ci sono prove nel senso intuitivo che ne abbiamo. Mi sono imbattuto in due post, singolarmente contemporanei, su questo argomento: della ‘prova’, cioè, non del tifone. Uno riguarda in effetti le Filippine e il cambiamento climatico, l’altro la valutazione quantitativa delle performance degli studenti (e delle scuole) negli USA [NdA: link smarrito – appena lo ritrovo lo metto, promesso]. In entrambi si sottolinea l’uso della ‘prova’ che viene fatto nel discorso mediatico – e, haimè, in quello politico, che al primo è legato a doppio filo.

L’articolo sul tifone critica il modo in cui i media riportano le osservazioni degli esperti secondo i quali è difficile attribuire al riscaldamento globale gli eventi meteorologici estremi. Non viene specificato nulla, per cui la deduzione che se ne lascia trarre è che alcuni eventi meteorologici estremi possano essere dovuti al riscaldamento globale, altri invece no: al contrario, quello che l’affermazione significa è che tutti gli eventi meteorologici sono parte dell’evoluzione del riscaldamento globale, ed è difficile distinguere quelli che si sarebbero verificati anche se il riscaldamento globale non ci fosse da quelli che si possono verificare solo in sua presenza.

Un altro articolo riporta una sequenza di grafici che dimostrano che le tendenze relative al riscaldamento globale si sarebbero invertite, negli ultimi anni – e che le temperature (e più in generale) le condizioni climatiche di questo secolo sono più o meno in linea con quelle del pianeta negli ultimi, diciamo, millenni. Significa che l’allarmismo è inutile? Non necessariamente. Può anche significare che gli interventi per contrastarlo degli ultimi vent’anni sono stati efficaci.

E così via: le prestazioni degli studenti misurate tramite i test INVALSI peggiorano? Lo stesso dato vale per dimostrare che la privatizzazione è dannosa, oppure che non ce n’è ancora abbastanza. Il debito pubblico cresce? E’ colpa dell’austerity, oppure è perché in realtà l’austerity non è stata ancora applicata a sufficienza per avere effetto. La criminalità fra gli immigrati è alta? E’ perché le leggi sull’immigrazione li costringono all’emarginazione, oppure non sono ancora abbastanza rigide da arginare l’ingresso di criminali nel paese. Se la Germania cresce e mantiene bassa la disoccupazione, mentre noi siamo nella situazione opposta, può essere dovuto al fatto che non lavoriamo ‘bene come i tedeschi’ oppure al vantaggio di cambio che ha la Germania con l’Euro.

E’ per questo motivo che le discussioni politiche possono andare avanti senza fine, anche quando si basano sui ‘fatti’ (cosa che comunque accade raramente): perché una selezione accurata dei fatti, e spesso lo stesso fatto, possono supportare due tesi tra loro opposte. I ‘fatti’ da soli non sono sufficienti a dimostrare una tesi o quell’altra. Non solo: una quantità infinita di fatti non può mai dimostrare una tesi: cioè, anche se continuassimo a tagliare gli stipendi dei nostri lavoratori, per esempio, e la nostra competitività non aumentasse, non saremo mai sicuri che fosse perché non abbiamo ancora tagliato abbastanza, e potremmo insistere di ridurre tutta la nostra forza lavoro alla fame, e tuttavia non basterebbe ancora.

Invece – basta un solo fatto a falsificare la tesi: per esempio, basta osservare se esistono paesi più competitivi di noi con gli stipendi medi più alti. La semplice osservazione di questo fatto dovrebbe esser sufficiente a rivedere la nostra idea, e a costringerci ad elaborarne un’altra, più articolata, che renda conto di questa possiblilità: e se si applica questo metodo, dopo un po’ si è costretti a cercare una coerenza più ampia tra i fatti e le affermazioni attorno ad essi, e ci si ritrova con un modello – ovvero, un’idea articolata e coerente, che tenti di render conto del maggior numero di fatti contemporaneamente, e che ci costringe a procedere sì per prova ed errore, ma in modo trasparente e rigoroso.

Una cosa così si chiama ideologia. E’ non è un caso se ne abbiamo tanta paura.

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