Questo è più che altro un’esercizio nell’ambito di un trip che mi sta prendendo in questo periodo – la visualizzazione dei dati. Il grafico è totalmente artigianale, nel senso che l’ho realizzato in Inkscape, dimensionando le sezioni per mezzo di calcoli di altissima trigonometria in excel. Si legge dall’interno verso l’esterno. Il trucco è che sottodivisioni della popolazione sempre più piccole hanno più spazio per scriverci dentro se sono spostate verso l’esterno del diagramma. Per i nerd, questo è un grafico sunburst.

(clicca per ingrandire)
Un paio di cose da notare, se credete:
- la popolazione è divisa più o meno a metà tra gente che lavora (o lavorerebbe se potesse) e gente che non lavora. A esser precisi, i secondi sono un po’ più dei primi.
- Una quota pressoché uguale di persone cerca lavoro (spicchio giallo) o ha un lavoro dipendente temporaneo. Presumo che ci sia abbastanza permeabilità fra i due gruppi.
- Quelli che contano per il tasso di disoccupazione sono ‘quelli gialli’, rispetto a ‘quelli gialli’ + ‘quelli rossi’ (cosa che i giornali pare fatichino a capire)
- Al tempo stesso, quelli in cerca di lavoro non sono TUTTI quelli che sarebbero disponibili a lavorare ma non possono. Ce n’è anche una parte che temporaneamente non sta cercando lavoro – dove temporaneamente significa che non l’ha cercato nelle ultime quattro settimane.
Fatti due conti nel 2011 (periodo a cui si riferiscono i dati) il tasso di disoccupazione ufficiale era dell’8%, e c’erano 2,1 milioni di disoccupati ufficiali. Ma aggiungendo le persone disponibili a lavorare (a vario titolo), i disoccupati sarebbero saliti a 5,3 milioni, e il tasso calcolato in questo modo sarebbe del 19%. Interessante, eh?