
Il Fondo Monetario Internazionale da qualche hanno salta sempre fuori, in un modo o nell’altro – in particolare, è uno dei tre vertici della cosiddetta Troika, assieme alla Commissione Europea e alla Banca Centrale Europea. Date le dimensioni dell’organizzazione, c’è da aspettarselo, ma non c’è come essere iscritti al suo feed RSS per avere idea dell’intensità, della ramificazione e della frequenza dei suoi interventi, in tutto il mondo. Lo sapevate? Nel primo trimestre si è fatto un giro da noi, ‘nell’ambito del Programma di Valutazione del Settore Finanziario, che viene condotto in parallelo dal FMI e dalla Banca Mondiale, e ha dato un’occhiata allo stato di salute delle nostre banche.
Di seguito riporto la traduzione (mia) della dichiarazione rilasciata dalla missione al termine della visita, cioè ieri (26 marzo). L’originale si trova qui.
A essere onesto non ci ho capito granché, tranne il tono generale, che sembra abbastanza buono. Pare di sentir Tremonti, perché il sistema finanziario italiano ha dimostrato una notevole robustezza di fronte a una recessione nazionale prolungata e una severa crisi nel resto d’Europa. Gli interventi statali nostri sono stati minori rispetto a quelli attuati altrove, e anche se si producessero altri shock (cioè, scoppiassero altre bolle speculative) le banche sarebbero messe bene, date le riserve di capitale di cui dispongono. Rimane il problema che le banche (insieme alle assicurazioni) detengono ancora una buona parte del debito pubblico, per cui incorrerebbero in notevoli perdite se i rendimenti (i.e.: lo spread) dovesse risalire. Questo più che altro conferma perchè (e soprattutto per chi) lo spread è importante.
Ma a parte ciò, come sappiamo, il diavolo è nei dettagli, e i dettagli sono in finanziese stretto. Per esempio:
- si parla di un ‘progresso verso l’istituzione di un’unione bancaria’. Vi risulta che ci sia qualcosa del genere in corso, al netto delle dichiarazioni d’intenti?
- come vengono condotti gli stress test?
- in fondo, proprio in fondo, si richiede un ‘rapido allineamento del framework di risposta alle crisi bancarie alle riforme in arrivo a livello Europeo’. Di che si parla? Mica sarà, per esempio, che l’eccezione di Cipro – data la quantità di violazioni da cui è stata caratterizzata – possa diventare una regola?
Insomma, di che si parla, di preciso, in questa dichiarazione? Immagino che – se qualche giornale dovesse fare riferimento alla notizia, dirà per l’appunto che ‘va tutto bene’, citando più che altro le frasi in grassetto che sono gentilmente fornite dal compilatore della dichiarazione. La mia domanda, in sintesi, è: siamo sicuri di sapere perché va tutto bene?
Qui e là si parla dell’attuazione dei criteri Basilea III. Trattasi di un nuovo sistema di valutazione e regolamentazione del rischio di liquidità delle banche. Ne trovate una descrizione qui (pdf), ma tenetre presente che è talmente complesso che la Banca d’Italia ha istituito un help desk per aiutare le banche ad applicarne le direttive. Secondo alcuni la complessità è il principale problema del sistema finanziario globale. Può essere: la complessità ha ucciso i dinosauri.
Riporto il testo integrale del documentino perché dubito di trovarlo altrove – e si sa mai che qualche lettore di questo modesto blog abbia un’idea più chiara della questione. Ad ogni modo vedrò di investigare, in seguito, per conto mio. Godetevi la
Dichiarazione al termine della Missione del Programma di Valutazione del Settore Finanziario (FSAP) in Italia
Una missione del Fondo Monetario Internazionale (FMI), guidata da Dimitri Demekas, ha visitato l’Italia dal 14 al 31 gennaio e dal 12 al 26 marzo 2013, per eseguire una valutazione nell’ambito del Financial Sector Assessment Program (FSAP). La missione si è incontrata con il Governatore della Banca d’Italia (BI) Ignazio Visco, il Direttore Generale del Dipartimento del Tesoro presso il Ministero dell’Economia e della Finanza Vincenzo La Via, il Presidente della Consob Giuseppe Vegas, il Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell’Authority di supervisione del Settore Assicurativo (IVASS) Fabrizio Saccomanni, altri rappresentanti di Bankitalia, Consob, IVASS, del Ministero dell’Economia e della Finanza e del settore privato.
Il sistema finanziario italiano ha dimostrato una notevole robustezza di fronte ad una recessione nazionale prolungata e una severa crisi nel resto d’Europa. Fin’ora, il sistema è stato in grado di superare questi shock e di fatto aumentare i depositi nazionali e raccogliere capitale addizionale. Diversamente da altri paesi, l’adeguamento del capitale si è ottenuto con un supporto modesto da parte dello stato. La stima dell’impatto suggerisce che l’applicazione dei criteri Basilea-3 lasceranno il sistema bancario nel suo complesso con un confortevole cuscinetto di capitale. L’espansione delle modalità di erogazione di liquidità da parte della Banca Centrale Europea hanno anche attutito l’impatto della crisi dei debiti pubblici sulle banche e temporaneamente protetto le banche italiane dalla volatilità dei finanziamenti da parte del mercato. Il progresso verso un’unione bancaria rinforzerà questa tendenza.
Benche il sistema finanziario italiano sia stabilizzato, non è immune da rischi: il perdurare della debolezza dell’economia reale e il legame fra il settore finanziario e il debito pubblico rimangono i rischi chiave. La recessione si riflette in una bassa profittabilità delle banche e dal degrado della qualità dei prestiti. E’ diminuita la copertura di prestiti a bassa performance tramite riserve e garanzie, anche se i confronti con gli altri paesi può essere fuorviante perché le regole per la classificazione dei prestiti in Italia sono più conservative che altrove. Le previsioni a breve termine continueranno ad aggravare la profittabilità, ma è in atto un programma di ispezioni sul campo focalizzate da parte della Banca d’Italia allo scopo di invertire la tendenza nella copertura tramite riserve. Le banche con grandi quote di debito pubblico rimangono esposte a perdite e a costi di finanziamento più alti nel caso in cui gli interessi suil debito dovessero salire significativamente. Anche le compagnie d’assicurazione detengono grandi quantità di debito. Mentre gli interessi sul debito sono scesi rispetto al loro picco, la crisi in Europa non è finita.
I risultati preliminari dei test di resistenza suggeriscono che il sistema bancario Italiano nel suo complesso dovrebbe essere in grado di resistere sia a uno scenario di shock concentrati che ad uno di stagnazione prolungata, grazie alla forte capitalizzazione delle banche e al supporto di liquidità da parte della BCE. Al momento, il sitema bancario italiano nel suo complesso sembra ben capitalizzato. Le riserve di capitale al di sopra dei minimi regolamentari costruiti negli ultimi anni assorbirebbero gran parte delle perdite generate da uno scenario macroeconomico sfavorevole, anche tenendo conto l’applicazione delle condizioni Basilea III. In simili scenari, tuttavia, questi cuscinetti sarebbero completamente svuotati. In più, gli shock di liquidità del mercato sarebbero assorbiti dalla significativa quantità di garanzie disponibili.
Azioni mirate del settore finanziario irrobustirebbero le difese delle banche italiane. Il rilancio della crescita economica attraverso il perseguimento della stabilità macroeconomica, finanze pubbliche caute, e riforme strutturali di stimolo alla crescita rimangono le precondizioni più importanti per la stabilità finanziaria. Ma un contributo importante può venire da azioni mirate del settore finanziario per l’incremento delle riserve, l’aumento dell’efficienza e della profittabilità delle banche, lo sviluppo di un mercato per la dismissione di asset compromessi, e il rafforzamento dei piani di capitalizzazione e finanziamento, dove necessario. Alcune di queste azioni sono già state intraprese dalla Banca d’Italia.
Le fondazioni hanno giocato un ruolo importante come azionisti stabili di lungo termine, ma la loro presenza sistemica e il loro particolare sistema di governance richiede maggiore supervisione. Questa si può ottenere con una regolamentazione bancaria più rigorosa in alcune aree. Ma l’impianto legale attuale dovrebbe anche essere rivisto per garantire una maggiore trasparenza, una migliore governance, una gestione finanziaria corretta, e incoraggiare ancor più la diversificazione.
La forte supervisione del settore finanziario in Italia è un pilastro critico della stabilità finanziaria. Il rispetto degli standard internazionali per la supervisione del settore bancario è alto – senz’altro, si avvicina al livello di best practice in diverse aree. Le regole esistenti sull’adeguatezza dei dirigenti e degli azionisti dovrebbero essere rese più stringenti, e all’autorità di controllo dovrebbe essere consentito imporre multe non solo agli individui, ma anche alle entità legali, e licenziare manager e membri del consiglio dirigente. I cambiamenti in corso nell’architettura di supervisione permetteranno di aumentare l’efficacia del controllo nel settore assicurativo.
L’Italia ha un framework efficace per la gestione delle crisi bancarie. Alcuni aspetti, comunque, dovrebbero essere migliorati per permettere maggiore flessiblità, incluso il rapido allineamento degli strumenti di risoluzione delle crisi con le riforme in arrivo a livello europeo.


















